Circhi senza animali, in Italia quando?

animale-circoMentre  in Olanda entra in vigore  la norma che proibisce l’uso di animali selvatici nei circhi,l’Italia continua a restare indietro nella battaglia di civiltà per mettere la parola fine agli spettacoli che utilizzano animali, anzi, l’Italia riesce a fare di più: è l’unico Paese in cui questi spettacoli vengono ancora finanziati dallo Stato.  Negli ultimi 5 anni, i circhi e gli spettacoli viaggianti hanno ottenuto quasi 30 milioni di euro di finanziamenti erogati tramite il Fondo Unico dello Spettacolo (FUS) ad attività svolte sia in Italia che all’estero.

La legge prevede che i circhi non possano essere beneficiari di finanziamenti pubblici, solamente se condannati in via definitiva per maltrattamento di animali o se riconosciuti colpevoli di violazioni di disposizioni normative statali e dell’Unione Europea in materia di protezione degli animali. Ciò comporta che anche i circhi inquisiti per maltrattamento, se non ancora condannati, continuino a ricevere finanziamenti pubblici. Fortuna che qualche comune, proprio come Arezzo nel consiglio comunale  del 14 settembre, porta avanti iniziative nella giusta direzione approvando un atto di indirizzo che dispone il divieto di attendamento di circhi e mostre viaggianti con animali selvatici o esotici al seguito.

Il circo che utilizza gli animali è da anni al centro di numerose critiche e polemiche, non solo da parte di organizzazioni o enti che si pongono a difesa degli animali e del loro sfruttamento, ma anche dai singoli cittadini che hanno sviluppato una sensibilità tale da preferire spettacoli artistici che non utilizzano gli animali a spettacoli in cui gli animali selvatici vengono utilizzati violandone di fatto il naturale comportamento e l’indole. L’utilizzo degli animali negli spettacoli circensi è diseducativo nei confronti dei bambini che al circo non entrano in contatto con il mondo animale ma assistono allo stravolgimento della natura di quell’animale ad opera di un addestratore che utilizza metodi brutali per imporre sottomissione e obbedienza.Far assistere un bambino alla segregazione di un animale e alla sua esibizione innaturale favorisce un atteggiamento di insensibilità nei confronti della sofferenza. Intervista in merito alla psicologa Annamaria Manzoni.

Sono molte le proposte di legge presentate in merito, anche una proposta di legge a mia prima firma presentata ad ottobre 2013, oltre ad un ODG approvato che impegnava il Governo a prevedere, nei prossimi provvedimenti, una riduzione progressiva dei contributi fino a pervenire al completo azzeramento dei contributi nell’esercizio finanziario 2018, ma oggi, mentre 9 Stati dell’UE hanno già vietato l’uso di animali esotici nei circhi e altri 9 Stati hanno limitato l’utilizzo di alcune specie, l’Italia continua a fare affidamento sulla singola iniziativa di comuni, con il rischio poi che tali provvedimenti siano inapplicabili per mancanza di una normativa statale di sostegno.

Il Decreto Ministeriale 1 luglio 2014 “Nuovi criteri per l’erogazione e modalità per la liquidazione e l’anticipazione di contributi allo spettacolo dal vivo, a valere sul Fondo unico per lo spettacolo, di cui alla legge 30 aprile 1985, n.163.” non introduce però il divieto ma si limita ad introdurre la valutazione dell’attività circense senza animali tra gli indicatori stimabili nel quadro dell’innovazione e della qualificazione dell’offerta.

La politica non può continuare ad ignorare la tutela del benessere animale. Basterebbe pochissimo per fare dei significativi passi avanti, cominciando proprio dall’annullamento dei contributi a valere sul Fondo Unico per lo Spettacolo fino ad arrivare ad una normativa che vieti finalmente questo tipo di spettacoli sul territorio nazionale.

 

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2 pensieri su “Circhi senza animali, in Italia quando?

  1. Anche questa iniziativa va molto bene. Speriamo in una risposta positiva dal Parlamento e dal Governo. Complimenti e continui così. Un saluto.

  2. Alcune considerazioni sul testo, che cambierei:

    art. 3 p. 1 toglierei la fine della frase: “che non rispettano la natura e l’indole dell’animale”, poichè superflua ai fini della proibizione, ma anzi genererebbe possibili ricorsi, perchè si entrerebbe nella diatriba cosa è indole e natura e cosa no. La frase va finita prima così si semplifica tutto ed è chiaro per tutti, senza possibilità d’errore.

    art. 3 p. 2 non è stato scritto bene; togliere il concetto di “valutare” la possibilità di collocare. Deve essere un obbligo solo quello di TROVARE una ricollocazione il più possibile rispettosa de benessere e dell’etologia degli animali, con riguardo a ciascuno di essi, sia come singolo essere, sia come gruppo/branco.

    art. 3 p. 3 togliere “da parte di imprese di cui al comma 1 ecc. o meglio lo sostituirei od integrerei con la semplice parola “ognuno”, altrimenti si crea la possibilità che agiscano come singoli e non come imprese

    art. 3 p. 3 questa frase non è chiara: circhi o tra diverse attività
    circensi appartenenti alla stessa impresa circense. Va tolta o rigirata; a prescindere non si devono scambiare animali, non importa se appartenenti o meno alla medesima “attività circense” o meno.

    art. 4 la parola dismessi non si può sentire… sostituire con liberati, resi liberi o restituiti alla libertà, anche se non è propriamente così

    art. 4 p. 1 aggiungere assistenza e controllo

    art. 4 p. 2 va riscritto un attimo e va aggiunta la consulenza sanitaria veterinaria

    art. 4 e 5 aumenterei le pecuniaria di un bel po, e vincolerei le somme acquisite all’utilizzo sotto controllo degli enti preposti, per il mantenimento del benessere degli animali di cui alle sanzioni

    art. 5 via la parola dismissione, come prima e obbligare, non lasciare a facoltà delle amm.ni locali il divieto, altrimenti non lo fanno

    art. 6 p. 1 non ci siamo, la parte relativa alla possibilità di dolore e sofferenza poi va assolutamente tolta altrimenti si entra nella medesima diatriba di cui art. 3 p. 1. Andrebbe poi considerato un contributo (unico per la liberazione degli animali utilizzati), non un contributo annuale come adesso esiste per i circensi a cura dello stato. Quello va tolto e si lascia solo il contributo temporaneo legato alle operazioni di rilascio degli animali, anche se il loro rilascio già fa risparmiare ai circensi il mantenimento…

    art. 6 p 4 anche no. Le certificazioni/autocertificazioni devono diventare il passato, poichè se ne abusa e le si tarocca facilmente. Vi è poi il controsenso. Se vieti lo sfruttamento degli animali lo vieti e basta, non ti serve chiedere di sottoscrivere l’accettazione a non farlo, perchè allora sarebbe come ammettere che è facoltativo. O è divieto o è facoltativo. Non può essere entrambe le cose, non esista dal punto di vista giuridico e logico. Inoltre il sostentamento economico deve essere rilasciato a cura di chi controlla, in ragione di quanti e quali animali rilasciati.

    art. 7 incomprensibile e pare anche ridondante

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