IN DIFESA DEL FICO SECCO DI CARMIGNANO

L’ENNESIMO INSETTO IMPORTATO METTE A REPENTAGLIO LA NOSTRA AGRICOLTURA

Nessuna casa di Carmignano era sprovvista di almeno una pianta di fico, accanto al portico o nell’orto, e ancora oggi sopravvivono molte varietà, tra cui la “Dottato” è la migliore per produrre i fichi secchi, prestigioso presidio Slow food. Da qualche anno, tuttavia, il futuro della coltivazione del fico in toscana è seriamente minacciato da un coleottero curculionide (Aclees cribratus Gyllenhal) presumibilmente importato dall’Asia assieme ad altro materiale vegetale.

La vicenda è approdata anche in Parlamento grazie ad un’interrogazione in Commissione agricoltura alla Camera. La portavoce M5S Chiara Gagnarli, firmataria dell’atto parlamentare, ricordando il recente fallimento italiano nella difesa delle palme da un altro coleottero curculionide, il punteruolo rosso, sprona il Ministro a promuovere un miglior coordinamento tra i servizi fitosanitari regionali ed una maggiore cooperazione regionale tra gli Stati membri, anche in considerazione del recente regolamento (UE) n. 1143/2014 del 22 ottobre 2014, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive.

Questi insetti invasivi – ricorda la parlamentare M5S Chiara Gagnarli – stanno mettendo a repentaglio la nostra agricoltura e silvicoltura; Secondo la valutazione d’impatto della Commissione Ue, il costo dei danni provocati in Europa ammonta a circa 12 miliardi di euro l’anno e non sembra che gli Stati membri siano pronti a fronteggiare questo enorme fenomeno globalizzato.

Sul coleottero del fico – prosegue la Gagnarli – siamo fermi alle pubblicazioni di Ciampolini nel 2007, non si hanno informazioni esaustive e complete sulla biologia e sulla difesa dall’insetto, ed il Servizio Fitosanitario Regionale sembra troppo isolato per poter gestire una efficace strategia di difesa. Abbiamo approvato alla Camera la Legge di delegazione europea – spiega la Gagnarli – che contiene l’adeguamento della normativa nazionale alle regole europee su prevenzione e gestione delle specie esotiche invasive. In particolare all’art. 3, qualora fosse approvato anche al Senato senza modifiche, si stabilisce che l’autorità nazionale competente sarà il Ministero dell’Ambiente, che si avvarrà dell’ISPRA come ente tecnico-scientifico, e che si dovranno prevedere sanzioni penali e amministrative per le violazioni del Regolamento 1143/2014 e destinare una quota dei proventi incassati, fino al limite del 50%, per l’attuazione delle misure di eradicazione e gestione delle specie esotiche invasive. Basteranno queste misure? Saremo in grado di attuarle con tempestività? il fattore tempo in queste problematiche è fondamentale, il coleottero non aspetterà di certo i tempi della nostra abnorme macchina burocratica.

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2 pensieri su “IN DIFESA DEL FICO SECCO DI CARMIGNANO

  1. Buongiorno, affermare, in data 25 maggio 2016, che “siamo fermi alle pubblicazioni di Ciampolini nel 2007, significa non essere aggiornati e non aver acquisito informazioni successive e facilmente reperibili sul web.
    Quanto al regolamento 1143/2014 questi non ha niente a che fare con questa fattispecie. Il Punteruolo del fico è infatti un insetto d’interesse fitosanitario e la materia è normata, a partire dalla convenzione FAO di Roma del 1951, dalla direttiva 2000/29 e successive modificazioni e dal dlgs. 214/2005. Trattasi di un insetto d’interesse agrario la cui importanza è tale dal non essere presente neppure nelle liste A1, A2 e di Allerta dell’EPPO. Qualora si volesse enfatizzarne il ruolo lo dovremmo ricondurre alla direttiva sopra richiamata che il regolamento 1143/2014 riporta all’articolo 2, paragrafo 2, lettera d) come ambito nel quale tale regolamento “non si applica”. Gli organismi d’interesse agrario (insetti, acari, nematodi, funghi, virus, batteri ed altri) nel loro agire come “organismi nocivi” alle colture con questo regolamento non hanno nulla a che fare. Il Servizio fitosanitario, con le sue diverse organizzazioni, centrale (statale) e periferiche (regionali), è una istituzione che nasce in conseguenza della legge 888 del 26 giugno 1913 ed è “funzionalmente” operativo dal 1917. Volendo operativamente immaginare di affrontare quest’insetto tramite un “decreto di lotta obbligatoria” sarebbe semplicemente ridicolo e improduttivo, oltre che inefficace all’atto pratico. Si tratta di specie presente in Italia da oltre 10 anni e la sua gestione non ha in un’apposita normativa la soluzione del problema.

    • La ringrazio per le sue osservazioni. Sappiamo bene che il punteruolo del fico è ormai stanziale, in Toscana le prime segnalazioni risalgono al 2005, ma di certo non è una specie che ha sempre vissuto nei nostri areali, pare sia di origine asiatica, quindi in qualche modo qui ci è arrivata, ed è per questo che cito nel post il regolamento (UE) n. 1143/2014 del 22 ottobre 2014, recante disposizioni volte a prevenire e gestire l’introduzione e la diffusione delle specie esotiche invasive, nella speranza che questa norma migliori le cose nel prossimo futuro.
      Tornando all’ Aclees cribratus Gyllenhal, fino all’anno scorso, come ci comunica la responsabile del Crea che ci sta lavorando, non si era reso protagonista di infestazioni epidemiche e di danni diffusi. Le conseguenze degli attacchi nelle aree dove sono state segnalate le recenti infestazioni fanno supporre che la dannosità potenziale dell’insetto sia molto elevata e per di più ad oggi non si hanno precise informazioni sulla biologia e l’etologia, sui metodi di controllo e non sono note cultivar di fico resistenti, né strategie di controllo capaci di contenere i danni.
      Tra l’altro sono stati trovati esemplari anche in Liguria e nel Lazio, per questo auspico un miglior coordinamento tra i servizi fitosanitari regionali. Non chiedo un decreto di lotta obbligatoria, sono a conoscenza delle funzioni del SFR e del fatto che ha un coinvolgimento minore nei confronti degli organismi nocivi da tempo infeudati sul territorio regionale, sui quali non è più possibile mettere in atto azioni di eradicazione e di contenimento dei focolai, ma solo azioni di difesa fitosanitaria delle colture infestate.
      Tuttavia, anche se il fico non rientra fra le colture principali della Toscana e perciò non è inserito fra le colture regolamentate dai disciplinari regionali di produzione integrata, ritengo che ci sia urgente bisogno di affrontare il problema in modo coordinato.
      Riteniamo si debba mettere il Crea nelle condizioni di poter completare le ricerche sul coleottero, sollecitare gli organi competenti a stilare i disciplinari di difesa integrata (e/o biologica) anche sul fico, per far si che il SFR possa poi, com’è nelle sue funzioni, attivarsi per assicurare la diffusione e l’applicazione della difesa integrata da parte degli utilizzatori professionali.

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