RAPPORTO SALUTE MENTALE. Rispettare le quote minime previste

E’ stato recentemente pubblicato il Rapporto Salute mentale del Ministero della Salute 

(http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2550_ulterioriallegati_ulterioreallegato_2_alleg.pdf) e, per la Società Italiana di Epidemiologia Psichiatrica (SIEP), i dati che emergono confermano il ruolo sempre più marginale assegnato alle attività psichiatriche nelle Regioni italiane.

Il SIEP ha riscontrato un’insufficienza di investimenti finanziari per la Salute Mentale in ben 18 regioni su 20. In particolare è emerso che la percentuale della spesa sanitaria dedicata alla salute mentale è pari al 3,49 per cento, lontano quindi dalla soglia minima del 5 per cento cui si erano impegnate le Regioni con un documento sottoscritto all’unanimità il 18 gennaio 2001. Al di sopra della soglia del 5 per cento si trovano solo le PA di Trento e Bolzano.

Il dato più allarmante emerge dall’analisi dei costi per livello di assistenza: la maggior parte delle Regioni assegna alla Salute Mentale una % della spesa sanitaria che oscilla tra il 3% ed il 4%; la Toscana con il suo 3,39% si pone nella fascia bassa, assieme ad Abruzzo, Puglia e Friuli Venezia Giulia, in coda, a meno della metà della quota minima, le regioni Campania e Basilicata, mentre l’Emilia Romagna, con il 4,93% è l’unica regione sostanzialmente aderente all’impegno. Tali dati fotografano una situazione che merita senz’altro una riflessione sulla marginalità che occupano le attività psichiatriche nell’offerta sanitaria nazionale.

A tale proposito, abbiamo presentato un’interrogazione in Parlamento, per monitorare il servizio di salute mentale offerto nelle diverse regioni italiane affinché si verifichi che le risorse investite in questo ambito siano realmente sufficienti a far fronte, in maniera omogenea, alle necessità dei cittadini italiani

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