“Allevato senza uso di antibiotici” Facciamo chiarezza

Interrogazione del 15 Maggio 2017 Al Ministro della salute, al Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali.
Per sapere – premesso che:
le aziende aderenti ad Unaitalia, l’associazione di categoria che rappresenta oltre il 90 per cento dell’intera filiera avicunicola, stanno applicando un piano di razionalizzazione dell’uso dei farmaci in allevamento che ha portato ad una riduzione degli antibiotici utilizzati nel settore avicolo;
oggi è possibile trovare sulle etichette di prodotti avicoli la dicitura «allevato senza uso di antibiotici». Tale dicitura sarebbe riferibile al disciplinare di etichettatura volontaria delle carni di pollame (pollo, gallina, tacchino, faraona, anatra) autorizzato dal Ministero della politiche agricole, alimentari e forestali nel 2005, di cui è titolare Unaitalia;
Unaitalia, in risposta ad una domanda posta da un lettore su «il fatto alimentare», spiega che «la dicitura allevato senza uso di antibiotici, previsto dal disciplinare, significa che gli animali non hanno mai, fin dalla loro nascita, ricevuto alcun trattamento antibiotico “e che sia” il disciplinare che il relativo piano dei controlli sono visionati, prima della loro approvazione, anche dal Ministero della salute per gli aspetti di sua competenza (…) Tale circostanza è supportata dalla prova di mancanza di trattamenti nell’apposito registro ove devono essere annotati i farmaci (…) presente obbligatoriamente presso ogni allevamento»;
da un successivo articolo sempre de «il fatto alimentare» si evince che anche Coop è entrata a far parte del crescente numero di marchi (Fileni, Guidi, Amadori), che propongono pollo allevato senza l’uso di antibiotici;
il 27 aprile 2017 la stessa Coop a Roma ha presentato, in una conferenza stampa congiunta con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, la campagna «Alleviamo la salute», con cui si impegna nel contrasto all’antibiotico-resistenza. L’iniziativa, che coinvolge 1.600 allevamenti avicoli in tutta Italia, prevede però che l’uso di antibiotici sia limitato ai casi di reale necessità ed escluda i farmaci più critici per la cura dell’uomo. I prodotti «senza antibiotici» sono già nei banchi frigo dei punti vendita Coop e comprendono, oltre ai polli, anche altri tipi di carni bianche; in totale, si stima che l’iniziativa riguarderà ogni anno 14 milioni di animali, tra polli e altri avicoli;
si ritiene che si dovrebbe fare chiarezza tra l’assenza di residui di antibiotici nelle carni vendute e l’impiego di antibiotici durante il periodo di allevamento e che anche la risposta di Unaitalia al quesito del lettore de «il fatto alimentare» e l’annuncio di Coop e Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali nella conferenza stampa del 27 aprile 2017 possano ingenerare confusione nel consumatore circa l’utilizzo della dicitura «allevato senza uso di antibiotici» –:
se i Ministri interrogati non ritengano opportuno fare chiarezza sul corretto utilizzo della dicitura «allevato senza uso di antibiotici», anche alla luce della campagna «Alleviamo la salute» diffusa sui media, spiegando se la dicitura in etichetta si riferisce solo agli allevamenti in cui, fin dalla loro nascita, non viene mai somministrato alcun trattamento antibiotico, oppure se l’utilizzo della stessa dicitura sia comunque accettato quando c’è stato un uso di antibiotici anche se limitato a casi di reale necessità. (4-16590)
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