Manutentore del verde, cerchiamo di fare chiarezza

La Conferenza delle Regioni ha approvato agli inizi di Giugno 2017 un documento sullo “standard professionale e formativo di manutentore del verde”, dando seguito a quanto previsto dall’articolo 12 della 154/2016 approvata il 26 luglio 2016.

La legge, nata con l’intento di semplificare e razionalizzare tutto il sistema agricolo e agroalimentare, compreso il complesso settore della sistemazione e della standard professionale e formativo di manutentore del verde e della cura del verde pubblico e privato, ha suscitato molte perplessità e critiche. Prima tra tutte la pessima scelta di declassare i giardinieri a meri manutentori del verde, mancando di rispetto ad una giardineria, quella italiana, che ha la fama di essere tra le migliori d’Europa.

Nel dettaglio la norma concede la possibilità di ottenere l’attestazione di “manutentore del verde” esclusivamente alle imprese iscritte al Registro ufficiale dei produttori – RUP (appena il 5% delle imprese che si occupano di gestione del verde secondo il Mipaaf), ed alle imprese agricole, artigiane, industriali o in forma cooperativa, iscritte al registro delle imprese, di fatto una esile minoranza rispetto a chi fa cura del verde oggi in Italia.

Addirittura si dispone che per accedere all’ambita qualifica, basti conseguire un attestato di idoneità che accerti il possesso di adeguate competenze, attraverso dei corsi di 80 ore, che ogni Regione dovrà organizzare, avendo a riferimento un elenco di materia stabilite dall’accordo approvato a Giugno. Per accedervi saranno sufficienti i seguenti requisiti: diploma di scuola secondaria di primo grado, e la maggiore età, ovvero età inferiore purché in possesso di qualifica professionale triennale in assolvimento dell’obbligo formativo.

Inoltre, sebbene nell’accordo Stato-regioni siano contemplate delle esenzioni o riduzioni del percorso formativo di 80 ore per i soggetti in possesso di una qualificazione professionale riconducibile alle ADA del Quadro nazionale, sul portale che raccoglie tutte le ADA , ci sono molte sezioni ancora non compilate: così, ad esempio, non si conosce il livello EQF (crediti formativi) riferito ad un corso di laurea in agraria, o ad una formazione tecnica o professionale nel settore agrario.

Molti sono gli interrogativi emersi a causa della superficialità del legislatore: non è chiaro ad esempio, se l’obbligo della formazione si riferisca unicamente alle aziende che facciano richiesta di iscrizione al registro delle imprese dalla data di entrata in vigore della legge, oppure abbia validità per la totalità delle aziende, come abbiamo chiesto di chiarire in questa interrogazione.

Quello che ci aspettavamo da questa norma era ben diverso, vista anche la grave situazione di molti comuni italiani che faticano a garantire la manutenzione di parchi e giardini.Per questo, da qualche settimana sono impegnata a raccogliere segnalazioni, pareri e proposte di esperti, associazioni professionali e tecnici, per contribuire a modificare la regolamentazione.

 

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