CANNABIS, OK ALLA CAMERA, MA SOLO PER LA TERAPEUTICA

Il provvedimento, dopo un iter lungo e travagliato, è approdato oggi in Aula con un testo in gran parte depauperato da quelle che erano le finalità iniziali e riferito esclusivamente alla disciplina dell’utilizzazione della cannabis per uso terapeutico .

Il provvedimento  è condivisibile solo nella misura in cui disciplina e semplifica l’uso medico o terapeutico dei medicinali o preparati a base di cannabis, ma rimane la rilevante criticità di avere lasciato fuori la disciplina in materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati anche per uso non terapeutico o medico. Il testo iniziale infatti disciplinava la materia di legalizzazione della coltivazione, della lavorazione e della vendita della cannabis e dei suoi derivati prevedendo, in sintesi, la coltivazione della cannabis sia in forma individuale e sia in forma associata ed a talune condizioni, la leiceità della detenzione entro determinate quantità, la previsione, la vendita al dettaglio  dei prodotti derivati tramite monopolio di Stato nonché una differenziazione di pena tra droghe pesanti e droghe leggere in relazione alle condotte illecite inerenti agli stupefacenti.

Durante l’esame congiunto delle commissioni Giustizia e Affari sociali, il testo base pur rimanendo comunque riferito esclusivamente alla disciplina dell’utilizzazione della cannabis per uso terapeutico, è stato ulteriormente modificato e migliorato anche grazie all’approvazione di alcuni emendamenti del Movimento 5 stelle, tra cui il riconoscimento di farmaco a sè stante e non più come coadiuvante ad altri trattamenti ed il monitoraggio sull’uso di medicinali a base di cannabis in base non solo al sesso e all’età ma anche alla patologia.

In Commissione Bilancio la relazione tecnica sul provvedimento, in relazione alle preparazioni magistrali a carico del SSN, in riferimento alle capacità produttive dello Stabilimento di Firenze, per circa 12 milioni di euro e, da ultimo, sull’IVA agevolata, ha ridimensionato da 12 a 1,9 milioni di euro gli oneri finanziari necessari.

Il testo quindi non fa alcun riferimento agli aspetti  legati alla legalizzazione e alla regolamentazione del mercato della cannabis, limitandosi alla mera regolamentazione della produzione di cannabinoidi a fini farmaceutici. In ragionde di questo abbiamo proposto emendamenti  che intendono  estendere la legalizzazione della vendita, e dell’utilizzo e della produzione della cannabis anche a finalità diverse da quelle terapeutiche e dispongono anche in tema di depenalizzazione della cannabis, ovvero: la non punibilità della coltivazione della cannabis a talune condizioni; la non punibilità per l’importazione, esportazione, acquisto o detenzione se riferita a quantitativi minimi di cannabis o a talune condizioni (es. per motivi terapeutici). Inoltre i nostri emendamenti proponevano una differenziazione delle sanzioni per i fatti di lieve entità a seconda che si tratti di droghe leggere e droghe pesanti e introducono la disciplina dei Cannabis social club ovvero la coltivazione della cannabis in forma associativa. 

A sostegno dell’approvazione di un regime di anti-proibizionismo per la cannabis, risulta di particolare rilievo la posizione della Direzione nazionale ed Antiterrorismo, espressa in sede di indagine conoscitiva, della quale si riportano le conclusioni :  La legalizzazione, infatti, se correttamente attuata, potrebbe portare: 1) ad una rilevante liberazione di risorse umane e finanziarie in diversi comparti della Pubblica Amministrazione (FFOO, Polizia Penitenziaria, funzionari di Prefettura, ecc.); 2) ad una ancora più importante liberazione di risorse nel settore della Giustizia, dove sono decine di migliaia procedimenti penali che richiedono l’impegno di Magistrati, Cancellieri ed Ufficiali Giudiziari, con risultati spesso del tutto inconcludenti in quanto vengono irrogate sanzioni che rimangono sulla carta; 3) ad una perdita secca di importanti risorse finanziarie, per le mafie e per il sottobosco criminale che, ad oggi, hanno monopolio del traffico; 4) ad una contestuale acquisizione di risorse finanziarie per lo Stato, attraverso la riscossione delle accise; 5) al prosciugamento, in una più ampia prospettiva di legalizzazione a livello europeo, di risorse economiche e finanziarie per il terrorismo integralista che controlla la produzione Afgana di cannabis; 6) in conclusione, ad un vero rilancio – attraverso la liberazione e l’acquisizione delle predette risorse – dell’azione strategica di contrasto, che deve mirare ad incidere sugli aspetti (davvero intollerabili) di aggressione e minaccia che il narcotraffico porta sia alla salute pubblica (attraverso la diffusione di droghe pesanti e sintetiche) che all’economia ed alla libera concorrenza (attraverso il riciclaggio).”

Punto di partenza dell’esame della materia è stato il Testo unico in materia di stupefacenti di cui al DPR n. 309 del 1990 che considera la cannabis, ai fini sanzionatori, come una «droga leggera», ciò a seguito della sentenza n. 32 del 2014 della Corte costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità degli articoli 4-bis e 4-vicies ter del decreto-legge n. 272 del 2005 (cosiddetta legge Fini-Giovanardi), che aveva soppresso la precedente distinzione tra droghe pesanti e leggere e il trattamento sanzionatorio delle varie condotte aventi ad oggetto la cannabis (dalla produzione, alla coltivazione, allo spaccio) era stato parificato a quello delle droghe pesanti. A seguito della sentenza della Consulta è quindi intervenuto il decreto-legge n. 36 del 2014, che ha confermato la disciplina precedente (legge Jervolino-Vassalli) ovvero la distinzione, a fini sanzionatori, tra droghe leggere e pesanti. Il decreto-legge n. 36 del 2014 ha reintrodotto nell’articolo 75 del Testo unico la previsione espressa della non punibilità dell’uso personale di sostanze stupefacenti nei limiti massimi indicati con decreto del Ministro della salute 11 aprile 2006. Nel trattamento sanzionatorio del piccolo spaccio, il decreto-legge n. 36 del 2014 non distingue, tuttavia, tra droghe leggere e droghe pesanti. Il testo unico citato inoltre vieta la coltivazione delle piante comprese nelle tabelle I e II, ad eccezione della canapa coltivata esclusivamente per la produzione di fibre o per altri usi industriali soggetta in ogni caso ad una regolamentazione restrittiva; mentre per la coltivazione per per scopi scientifici, sperimentali o didattici deve essere autorizzata dal Ministro della salute.

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