LOTTA ALL’AZZARDO

L’azzardo è una industria di massa che coinvolge ormai 30 milioni di Italiani. Il boom è avvenuto per una serie di fattori: la selvaggia liberalizzazione, la crisi economica (che ha spinto molte persone a sfidare la sorte per cercare una soluzione alla perdita di reddito) e anche la massiccia pressione pubblicitaria sulle ricche vincite. Non possiamo accettare uno Stato che si comporta da biscazziere, che spinge le persone a giocare creando artificialmente la domanda di azzardo, quello stesso Stato che poi riconosce la azzardopatia come una patologia da curare.

La domanda di gioco d’azzardo, in Italia, è stata costruita e creata artificialmente attraverso un’offerta,  da parte dello Stato e da parte dei concessionari privati che hanno strutturato un sistema costruendolo per, appunto, indurre dipendenza, indebitamento, e fare molti affari, molti soldi sulle spalle dei cittadini.

Oggi gli ultimi conti dell’azzardo legale parlano di 96 miliardi di euro di fatturato, stiamo parlando di una delle più grosse imprese, se così possiamo dire, del sistema italiano.

 

Nella Relazione Annuale al Parlamento su droga e dipendenze 2015, inviato dal Ministero della Salute, emerge che: “Non vi sono dati statistici completi ed esaurienti sulle persone che soffrono di questo disturbo, anche perché il confine tra il comportamento fisiologico e quello patologico, non è sempre ben delineato e passa attraverso uno stato intermedio, il cosiddetto gioco d’azzardo problematico, caratterizzato da un aumento del tempo e delle spese dedicati al gioco con vincite in denaro, con comportamento a rischio per la salute e necessità di diagnosi precoce ed intervento”.

Dati Eurispes del 2009 ci dicono che “in Italia il gioco d’azzardo coinvolge fino al 70-80% della popolazione adulta (circa 30 milioni di persone). La popolazione italiana è stimata in circa 60 milioni di persone, di cui il 54% ha giocato d’azzardo con vincite in denaro almeno una volta negli ultimi 12 mesi. La stima però dei giocatori d’azzardo ‘problematici’ (cioè di coloro che giocano frequentemente investendo anche discrete somme di denaro ma che non hanno ancora sviluppato una vera e propria dipendenza patologica pur essendo a forte rischio evolutivo) varia dall’1,3% al 3,8% della popolazione generale (da 767.000 a 2.296.000 italiani adulti) mentre la stima dei giocatori d’azzardo ‘patologici’ varia dallo 0,5% al 2,2% (da 302.000 a 1.329.00 italiani adulti)”.

Intervenire non solo è doveroso, etico e civile, ma ormai, vista la drammaticità della situazione, è necessario.

Tra Camera e Senato ci sono state numerose proposte di legge sul contrasto alla ludopatia ma nessuna approvata, tranne misure sporadiche inserite nelle leggi di stabilità o nelle deleghe fiscali. Tra le nostre proposte:

  • nei bandi per il rinnovo delle concessioni l’obbligo di inserire il divieto di sponsorizzazione e comunicazioni sociali sull’azzardo da parte del concessionario e della filiera ad esso afferente. Queste limitazioni non violano trattati e direttive europee, quindi si può mettere fine alle forme di pubblicità diretta, indiretta o surrettizia, come le equivoche campagne sociali da parte di soggetti in conflitto di interessi.
  • nel rinnovo delle concessioni sull’azzardo, si proceda regolarmente con bandi di gara trasparenti e nel rispetto dei principi di concorrenza, non con rinnovi automatici o proroghe equivoche

 

I PUNTI VOTATI PER IL PROGRAMMA

Divieto di pubblicità e sponsorizzazione diretta e indiretta.

Il tema è importante perché non solo la pubblicità e le sponsorizzazioni stanno, in qualche modo, invadendo lo spazio mediatico ma la vita quotidiana di tutti ma, in qualche modo, veicolano e legano, veicolano un messaggio negativo e legano anche la stampa, l’informazione, la comunicazione perché, appunto, dei 96 miliardi di euro di fatturato del gioco d’azzardo, gran parte va in pubblicità, non solo per alimentare quel business ma per impedire in qualche modo che la critica, che le reazioni civili escano allo scoperto e abbiano, appunto, la rilevanza che devono avere all’interno dei media.

Campagne informative e di prevenzione soprattutto nelle scuole.
Un terzo, un terzo punto è quello di obbligare, per la prevenzione, appunto, la cura e il controllo, chi gioca d’azzardo a utilizzare una tessera, una tessera specifica, in molti paesi europei ci sono queste tessere, le tessere giocatore addirittura sono le tessere sanitarie fiscali e il pro è che ci sarebbe tracciabilità del denaro, tracciabilità dei redditi di chi gioca, perché oggi abbiamo il redditometro che controlla pressoché tutto tranne le spese del gioco d’azzardo.

Trasparenza finanziaria delle società che, in concessione, operano per conto dello Stato nel settore dell’azzardo di massa, legale. Oggi questa tracciabilità non esiste di fatto perché le grandi concessionarie fanno capo a fondi d’investimento con sede in Lussemburgo piuttosto che a Londra e via discorrendo. I pro quindi sono la tracciabilità, anche qui, finanziaria dei flussi, impedire il riciclaggio e impedire che, come concessionari di Stato, vi siano soggetti che lo Stato, e il cittadino, di conseguenza, realmente non conosce

Registrazione delle somme giocate per ogni comune e in ogni tipo di forma d’azzardo e dare massima pubblicità e consultabilità dei dati per i cittadini.

Più risorse alle forze dell’ordine, alla magistratura e all’istituzione di nuclei specializzati per l’illegalità del gioco d’azzardo. Anche questo punto, come gli altri, è molto importante perché oggi, chiaramente, le forze dell’ordine intervengono ma, per quanto riguarda il gioco legale, l’azzardo legale, il controllo rischia di essere esclusivamente formale trattandosi di azzardo mediato da tecnologia, non si tratta semplicemente di guardare un libretto delle istruzioni o un timbro su un libretto di conformità o un prototipo della macchina o via discorrendo, si tratta di capirne di microelettronica, di capirne di algoritmica, di capirne di sistemi finanziari e di flussi mediati, appunto, in termini digitali e digitali complessi e quindi il pro è l’istituzione di veri e propri nuclei operativi specializzati, esperti in microelettronica ed esperti, appunto, in algoritmica che possano controllare, appunto, il territorio e il gioco d’azzardo sul territorio.

Abolizione dei concessionari. Oggi il gioco d’azzardo è strutturato attraverso lo Stato che detiene a tutt’oggi il monopolio e dà in concessione a dei privati, appunto, privati concessionari, lobbies, in sostanza, la gestione di questo immenso apparato. A loro volta loro, in qualche modo, esternalizzano con i piccoli padroncini, il famoso problema dei padroncini. Abolire i concessionari significherebbe tornare a qualcosa che in Italia c’è già stato all’inizio, appunto, degli anni ’90 quando a gestire era, appunto, lo Stato direttamente. I pro, quali sono? Che lo Stato si deve far carico del problema che ha creato e deve farsi carico, come avviene in Paesi europei, come la Norvegia, la Finlandia, etc. di prendere questo mega business e orientarlo verso l’estinzione.

Fissare un tetto massimo all’azzardo per dare maggior potere a regioni, comuni e ulteriori azioni di tutela dei cittadini. In questo senso, il punto andrebbe fatto esplodere in due direzioni. Da un lato il tetto massimo della giocata. Dall’altro lato, però, c’è anche un tetto da imporre alle entrate: se lo Stato è, come dire, vuole sempre più entrate, ricordiamo che sui 96 miliardi di euro dello scorso anno, lo Stato ne hai incassati 9, quasi 10, e ogni anno queste entrate aumentano. Se lo Stato, quindi, non si pone un freno, nemmeno i privati si porranno un freno. Il pro quindi è mettere, nero su bianco, che va limitata la capacità di spesa dei cittadini in questo settore.

Eliminazione totale del machine gambling e le forti limitazioni alle forme d’azzardo con puntate ripetute. Che cos’è il machine gambling? È il gioco d’azzardo attraverso macchine, attraverso algoritmi, attraverso macchinette. Oggi metà, più della metà, di quei 96 miliardi di euro di cui ho parlato prima sono generati da macchine che al loro interno, ovviamente, funzionano secondo logiche algoritmiche. Non c’è più nulla nemmeno della macchina, non c’è una leva, non c’è un ingranaggio, non sono, in sostanza, i vecchi flipper, sono schede di microelettronica e algoritmi. Oggi metà, più della metà, quasi 53 miliardi di euro di fatturato sono generati da slot machines, quelle che vediamo nei bar, nelle tabaccherie e via discorrendo e video lotteries.

lotta azzardo

http://www.beppegrillo.it/2017/03/contro_il_gioco_dazzardo_piu_potere_ai_comuni_su_lex_la_legge_m5s.html

Risoluzione-Mantero2014

http://firenze.repubblica.it/cronaca/2017/10/20/news/toscana_bloccato_il_piano_contro_il_gioco_d_azzardo-178843704/

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